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Deserto della Mauritania

Drin… drin… drin…
E' il mio telefonino che squilla, come al solito nel momento peggiore; sono nero e imbufalito, la mia gamba sinistra è ancora bloccata per una brutta tendinite che mi sono procurato facendo cascate di ghiaccio.
E' dall'8 di Dicembre che sono fermo ed oggi, che è il 9 di Gennaio, sono ancora bloccato.
“Pronto, chi parla?” -rispondo spazientito-.
“Ciao Checco sono Gigi, sto tornando dal Raid Blanc di Serre Chevalier” - che Dio ti fulmini maledetto, penso tra me-.
“Senti bello, non infierire, lo so che sei andato a Serre Chevalier a fare 30 km di trail nella neve ed io sono qui bloccato, allora come è andata?”
“Bello, divertente, anzi entusiasmante” - mi trattengo dal mettergli giù il telefono - “Non è per questo che ti telefono” -continua Gigi- “ma per parlarti di una corsa nel Deserto di cui ho preso i depliant qui”.
“Ah si?” -fingo di essere interessato-.
“Si, sono 210 km in 5 tappe in Mauritania, si chiama Raid Sahara, è la prima edizione”
Continuo a non eccitarmi più di tanto fino a che non arriva la fatidica domanda di Gigi:
“La facciamo?”
“Ma sei fuori?!” -rispondo stizzito- “E' da un mese che non metto le scarpe da corsa e poi ad Aprile dovrei partire per la Marathon des Sables, sempre che mi rimetta in sesto”.
Poi, purtroppo, abbasso la guardia e faccio la domanda da non fare: “E…. quando sarebbe, ‘sta roba?”
“Oh, non preoccuparti, c'è tempo, si parte il 30 Gennaio e termina il 6 Febbraio, potrebbe essere per te un buon modo per riprendere a correre per la MdS ” – ormai il Diavolo tentatore sa di avermi coinvolto.
“Ma significa tra 20 giorni!! Vabbè, fammi avere ‘sto depliant, ma sarà più dura del ferro che io la faccia” –replico io ma mi accorgo di non essere convincente.
“Dimmi qualcosa entro domani, perché il tempo stringe e sembra che ci siano solo più due posti che, verbalmente ho già bloccato” -mi incalza Gigi.
Questo è pazzo e sa di avere a che fare con un altro pazzo, penso io.
“Dai, fammici pensare, ciao”
“Ciao”
Non faccio in tempo a pigiare il tasto rosso del telefonino che già accendo il computer e digito sul motore di ricerca: Raid Sahara Mauritania.
Cos'è che spinge una persona a lanciare il cuore oltre l'ostacolo? La sfida, la novità, la curiosità, la mancanza di spazi o di sensazioni?
Non ho mai approfondito la cosa ma conosco il risultato: mando subito la mail per l'iscrizione.
Ho ancora uno scrupolo che mi voglio togliere, andrò a farmi dare un'occhiata alla gamba dall'amico, e compagno di trail nella squadra de Gli Orsi, Fulvio Massa per sentire cosa ne pensa.
Non potevo trovare risposta più confortante:
“La tendinite è finita, per me puoi andare, non forzare e prendila come un'opportunità per visitare un paese nuovo e fare due passi ma, mi raccomando, SENZA SPINGERE”
“Si, si stai tranquillo, mi conosci” – è la mia risposta, che viene accolta con un sorriso di sufficienza.
Ora ho 20 giorni per mettere su uno straccio di piano di allenamento (o forse è meglio dire piano di recupero), fare le valigie e le vaccinazioni….
Accidenti, le vaccinazioni, devo fare la febbre gialla!! Chi la fa? Bisogna prenotare all'ASL che mi da appuntamento per il 24 Gennaio, 5 giorni prima di partire.
“Le solite Checcate” -commentano i miei amici- “la vaccinazione può dare febbri forti tra i 9 ed i 12 giorni successivi, Pirla!!”
Bene, se dovesse accadere, accadrà mentre sarò in gara.
Che allenamento fare in così poco tempo e partendo da una convalescenza?
Proverò con il sistema AVIP (che è l'acronimo di: alla viva il parroco!), che consiste nell'uscire di casa alle 6,15 il mattino tutte le volte che ne avrò voglia per fare il giro che avrò, di volta in volta, voglia di fare. Non so se funzionerà per i muscoli ed i polmoni, sicuramente farà bene al morale.
E così si parte, quasi tutte le mattine, per i 15 giorni a seguire, per un giro di corsa al gelo.
“Ciao Pazzo!” – mi apostrofano amichevolmente gli addetti alla raccolta dei cassonetti che mi incontrano al buio e che ormai mi conoscono- “stamattina c'è meno 12, dova hai la prossima gara, al Polo Nord o in Himalaya?”
“Nel deserto del Sahara, in Mauritania” –rispondo io ….
Vedo che ghignano e scuotono la testa.
Tempus fugit, dicevano i Romani, e fugge davvero; in men che non si dica mi ritrovo a fare le valigie ed a caricarle in auto, destinazione aereoporto di Marsiglia.
A Marsiglia prendiamo il volo proveniente da Parigi sul quale dovremmo incontrare gli altri 50 storditi che faranno la gara.
In aereo, preso posto, alzo le antenne per capire se ci sono altri Italiani oltre a me e Gigi.
Eccoli: Pippo Ruffino e Salvo Catania, è facile riconoscerli, sono gli unici che fanno casino.
Ci sarà del vero negli stereotipi? Ci sarà, ci sarà …. Per fortuna.
Atterriamo e ci dirigiamo subito alle 4x4 che, la sera stessa, ci condurranno al campo nei pressi di Aderg.
Perdo il conto delle ore di jeep; finalmente, a tarda notte, arriviamo al campo, buttiamo giù le sacche, fuori i sacchi a pelo e immediatamente in tenda a dormire, domani alle 9 partirà la prima tappa e la cosa non mi esalta!
1° tappa
Sveglia alle 6, la partenza sarà alle 9, il campo è stupendo, si partirà dalle dune di Maqteir ed i 30 km di aperitivo si svolgeranno tra pista dura nella prima parte e sabbia nella seconda.
E' da considerarsi solo un assaggio ma, se il buon giorno si vede dal mattino, la giornata sarà impegnativa, corrono tutti come dei missili, l'andatura è spedita.
Patisco subito il ritmo degli altri, ma tengo duro.
Al traguardo, tanto per capire, chiedo i tempi in maratona di quelli che sono arrivati più o meno con me: Overcraft!! E' tutta gente che batte sulle 2h45'…… prima o poi dovrò ben farla una maratona per vedere che tempo valgo!
Al campo, dopo la cura delle vesciche, ci si può dedicare al nutrimento, verdure cotte e pane, la sera cous cous.
Poco dopo arriva Gigi e poi ecco Salvo e Pippo.
Brutta notizia: Salvo ha un problema di tendinite ad un piede che gli toglie i sentimenti dal dolore (almeno in dialetto, in Piemonte, diciamo così).
E' teso, anche se non vorrebbe darlo a vedere, ma i suoi occhi chiari tradiscono la tristezza con la quale ci dice che non ce la fa a continuare.
Non valgono a nulla le nostre esortazioni a tenere duro, da uomo generoso e passionale qual è, al fine di non poter tornare sulle proprie decisioni, si disfa (a nostro vantaggio!!) di tutto ciò che gli servirebbe per la gara.
Le barrette, gli R2, i pezzetti di parmigiano, le nocciole ed addirittura le ghette passano dalle mani di Salvo alle nostre (quanto mi aiuteranno nel proseguio della gara questi doni… soprattutto le ghette).
Grazie Amico Salvo!!!!
La serata, quindi, è mesta, gli Italiani non fanno gli Italiani….. in sostanza non si canta!
Pippo invece, uno dei pochi Siciliani con la flemma di un businessman della City londinese, arriva al campo fresco come una rosa e subito si informa sui risultati che hanno fatto le sue “caprette piemontesi”, come a Lui piace chiamare me e Gigi.
2° tappa
Brr, che freddo il mattino, 7/8 gradi in maglietta perché corriamo con il solo Camelback e consegnamo i pile e le giacche alle jeep che ci precedono al campo.
Bella questa tappa, montagna e…… 40 km !
Si parte alle alle 7,30: salita su terreno roccioso, poi, 25 km nel cratere.